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Perché il vento sta cambiando nel mercato della casa

Autori: @stefania giudice, Luis Manzano

Dal mercato immobiliare arrivano segnali di ripresa. Il primo trimestre 2016 consolida i dati positivi emersi nel corso del 2015. E’ improbabile però che si torni ai livelli del 2007, quando sono state registrate 877.000 transazioni. Più ragionevole pensare a livelli che si aggirano tra le 500.000 e le 600.000 transazioni. Lo ha detto a idealista news il direttore centrale dell’Osservatorio del mercato immobiliare e servizi estimativi, Gianni Guerrieri.

Guerrieri ha spiegato anche quali sono i fattori principali che hanno portato il mercato delle abitazioni a segnare nel 2015 un +6,5%, per un totale di circa 449.000 unità compravendute. Una crescita rispetto al 2014, quando era stato registrato un +3,5%. In particolare, ha parlato di un fabbisogno abitativo che spinge all’acquisto, dei bassi tassi di interesse sui mutui, di un migliore accesso al mutuo e del calo dei prezzi nominali. Ma non solo.

Sono mutate anche le aspettative delle famiglie. A tal proposito, Guerrieri ha sottolineato il fatto che l’acquisto di un immobile, in particolare di un’abitazione, rappresenta un acquisto di lungo/lunghissimo periodo per una famiglia. "Per acquistare un’abitazione – ha spiegato il direttore centrale dell’Omise – non si fa conto soltanto sul reddito corrente, ma si fa conto anche sul risparmio passato e sulla possibilità di redditi futuri. Se quindi le condizioni economiche portano aspettative pessimistiche sul futuro, è evidente che una famiglia non si imbarca nell’acquisto di un’abitazione. Diversamente, laddove le aspettative migliorano, migliora anche la propensione all’acquisto. E il clima futuro calcolato dall’Istat è nettamente migliorato nel 2015 rispetto al 2014".

Ma, come evidenziato, "c’è un ragionamento da fare sul più lungo periodo e che riguarda i tassi di risparmio". Guerrieri ha spiegato: "Fino a metà Anni ’90 si registrava un 20% dei tassi di risparmio del reddito delle famiglie, adesso siamo intorno all’8%. Ciò significa che la capacità di accumulazione del risparmio delle famiglie è molto più bassa. E’ un dato che certamente è determinato dalla crisi, bisogna però vedere se si tratta anche di un mutamento delle condizioni sia dei modelli di consumo sia del sistema pensionistico. In quest’ultimo caso, in particolare, per arrivare a una pensione un po’ più robusta diventa necessario fare una pensione complementare. Ne consegue che se si risparmia per quel verso, ovviamente, si riducono le possibilità di risparmiare per la casa. Questo è un tema che non è all’ordine del giorno, non è un problema che si manifesta oggi, ma è un tema di medio-periodo, che inciderà probabilmente sui volumi del mercato immobiliare".