La rinascita di Messina post-1908 attraverso palazzi visionari, decorati e ricchi di simboli porta la firma di Gino Coppedè.
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La facciata del Palazzo del Granchio a Messina
Nino Manfredi - CC-Zero – Wikimedia Commons

All’inizio del Novecento, Messina si trova a vivere una fase complessa e dolorosa, segnata da una ricostruzione che richiede funzionalità e sicurezza. In questo scenario, l’arrivo di un architetto come Gino Coppedè riesce ad introdurre un linguaggio inatteso, capace di spingere oltre i confini del necessario per restituire alla città immaginazione e identità tolta drammaticamente dal sisma che l’ha colpita.

I suoi palazzi, disseminati nel tessuto urbano, raccontano una stagione architettonica fervida, in cui decoro e solidità si incontrano in forme originali, ed è proprio in questo intreccio che nasce la presenza di Gino Coppedè a Messina.

Gino Coppedè, storia dell'architetto che lavorò a Messina

Gino Coppedè nasce a Firenze nel 1866 da una famiglia di artigiani votati all’arte del decoro. La sua preparazione si divide tra la bottega del padre e la successiva conoscenza tecnica acquisita presso l’Accademia di Belle Arti. 

È proprio questa doppia matrice, artigianale e accademica, che gli offre le basi per sviluppare uno stile personale, fortemente decorativo e attento al dettaglio. Lo stesso che lo fa distinguere in Liguria e Toscana per delle opere dove sperimenta un eclettismo complesso tra suggestioni medievali, liberty e rinascimentali.

Ma come riesce uno degli architetti che hanno lasciato il segno dell'abitare in Italia ad approdare in Sicilia? La sua parentesi messinese nasce in un clima di profonda trasformazione seguito al terremoto del 1908: durante la ricostruzione, infatti, la città è in cerca di figure capaci di conciliare le rigide norme antisismiche con un rinnovato slancio estetico. 

A chiamarlo sono i fratelli Cerruti, imprenditori genovesi attivi nel settore edilizio, intenzionati a investire nella rinascita urbana. Coppedè arriva dunque a Messina nel 1913 e qui lavora con intensità, creando edifici che si distinguono per ricchezza ornamentale, forme audaci e una sorprendente combinazione di linguaggi storici. Fino al 1925 progetta palazzi residenziali e sedi bancarie, segnando un passaggio importante nella definizione della nuova Messina.

Le opere di Gino Coppedè a Messina

Il contributo di Gino Coppedè alla città di Messina si traduce in un insieme di edifici che, ancora oggi, definiscono una parte importante del paesaggio urbano. I palazzi realizzati per i Cerruti e per committenti privati introducono nella Messina del primo dopoguerra un linguaggio ornamentale intenso, fatto di cementi modellati, graffiti policromi, balconi scolpiti e motivi iconografici talvolta criptici.

Pur rispettando le norme urbanistiche del periodo, dunque, Coppedè riesce a dare agli edifici una forte dimensione scenografica: tra le opere più significative di Gino Coppedè a Messina ci sono Palazzo Tremi, Palazzo Arena, Palazzo del Granchio e Palazzo Magaudda, tutti edifici che trasformano l’architettura in un racconto visivo e che ancora oggi attirano l’attenzione di studiosi e appassionati.

Palazzo Tremi, o Palazzo del Gallo

Palazzo Tremi, noto anche come Palazzo del Gallo, è tra le opere più celebri di Coppedè a Messina. Costruito tra il 1913 e il 1914, si trova in una posizione centrale, all’incrocio tra via Centonze e via Saffi. 

A colpire sin dal primo sguardo è la ricchezza dell’apparato decorativo definito da bassorilievi, cornici scolpite, figure mitologiche e medaglioni con motivi zoomorfi e simbolici che vanno a caratterizzare la facciata. Un tempo, sul terrazzo svettava una banderuola in ferro battuto raffigurante un gallo, da cui deriva il soprannome dell’edificio.

Nel corso degli anni però, il palazzo ha subito vari interventi, inclusa una sopraelevazione che ne ha parzialmente modificato il profilo originario. Nonostante ciò, rimane uno dei manifesti più rappresentativi del linguaggio coppedeano trasmettendo in modo chiaro un equilibrio tra rigore strutturale e fantasia decorativa, che lo rende uno dei punti architettonicamente più significativi della Messina del primo Novecento.

palazzo tremi o del gallo messina
self-made - Own work, Public Domain / Wikimedia Commons

Palazzo Arena, o Palazzo dello Zodiaco

Costruito a partire dal 1916, Palazzo Arena, conosciuto anche come Palazzo dello Zodiaco, si affaccia su piazza Immacolata di Marmo, a pochi passi dal Duomo di Messina e dal suo Orologio Astronomico.

L'edificio, ricostruito dopo la distruzione del palazzo settecentesco precedente al terremoto, presenta una facciata che rivela la mano artistica di Coppedè: a definirla, infatti, ci sono superfici modellate come murature in pietra, decorazioni dipinte, balconi sostenuti da piccole colonne e un portale curato nei dettagli.

Ed anche il soprannome dello Zodiaco deriva dai motivi ornamentali ispirati ai segni astrologici, un tema ricorrente nell’immaginario simbolista dell’epoca e particolarmente caro all’architetto. Palazzo Arena, dunque, rappresenta un esempio chiaro dell’attenzione di Coppedè per la contaminazione tra stili e della sua capacità di attribuire identità agli edifici attraverso dettagli iconografici di forte impatto visivo.

Palazzo dello Zodiaco Messina
Jeanne Griffin - CC BY-SA 4.0 - Wikimedia Commons

Palazzo Magaudda

Realizzato tra il 1920 e il 1921, Palazzo Magaudda rappresenta uno dei migliori esempi di conservazione dell’opera coppedeana a Messina tra via Cesare Battisti e via Garibaldi. L’edificio si distingue per le facciate riccamente decorate con cementi modellati, fregi scolpiti, balconi elaborati e graffiti policromi, che rivelano l’ormai nota attenzione al dettaglio dell’architetto.

Un recente restauro ha riportato alla luce gran parte della sua brillantezza cromatica e scultorea, valorizzando gli elementi decorativi che lo resero celebre fin dalla costruzione. 

L’edificio è stato al centro anche di una discussione pubblica, a causa della comparsa della scritta "Mussolini" durante i lavori: un episodio che ha suscitato proteste e richieste di rimozione da parte dell’ANPI. Palazzo Magaudda resta comunque uno dei punti più eleganti e riconoscibili del patrimonio architettonico cittadino.

Palazzo Maggauda a Messina
Davide Mauro - CC-BY-SA-4.0 - Wikimedia Commons

Palazzo del Granchio 

Palazzo del Granchio viene realizzato tra il 1915 e il 1917 e si tratta di uno degli edifici più emblematici del rapporto tra Coppedè e la committenza dei fratelli Cerruti. 

Situato tra via Garibaldi e via Cardines, è caratterizzato da una pianta triangolare e una ricca serie di elementi ornamentali, tra cui bifore, balconi decorati e inferriate con raffigurazioni di granchi o aquile; mascheroni, doccioni zoomorfi e graffiti colorati completano il repertorio.

Tra i dettagli perduti, però, figura il bassorilievo con il Leone di San Marco, distrutto durante la Seconda guerra mondiale. Nonostante le mutilazioni subite nel tempo, un restauro recente ha restituito grande parte dell’aspetto originario, valorizzando superfici e apparati scultorei: Palazzo del Granchio rimane così un esempio compiuto dell’eclettismo di Coppedè, ossia un edificio commerciale interpretato come opera d’arte architettonica.

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